Presto il Regno Unito imporrà una nuova “digital tax” nei confronti di servizi quali social network, marketplace online, motori di ricerca, servizi di streaming e tutte le altre grandi corporation di rete che fanno business nel paese. Un’iniziativa destinata ad avere effetti negativi sul rapporto con gli USA e che arriva in anticipo su un movimento largamente favorevole a questo genere di misure.
La Digital Services Tax (DST) proposta dalle autorità UK dovrebbe entrare in vigore a partire dal prossimi 1 aprile, imponendo un balzello del 2% sui ricavi delle grandi multinazionali telematiche del gruppo GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple) e non solo. Di fatto, i principali destinatari della nuova tassa saranno i colossi di rete di origine statunitense.
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La proposta di digital tax britannica si applicherà solo alle aziende che hanno un giro d’affari annuale di almeno 500 milioni di sterline, con almeno £25 milioni ricavati dall’utenza UK; il governo di Downing Street investirà £8 milioni per sviluppare un sistema IT capace di monitorare e gestire la nuova tassa, mentre gli introiti previsti sono compresi tra 280 milioni e 500 milioni di sterline.
Nonostante la Brexit, con la DST il Regno Unito dimostra di essere perfettamente in linea con la volontà politica dell’Europa di tassare con maggior efficacia i business spesso sfuggenti delle corporation di rete. Stanno lavorando a una tassa digitale anche Spagna e Franca, mentre l’OECD intende pubblicare una bozza di digital tax internazionale in grado di coinvolgere ben 137 paesi.
Visti i tempi stretti imposto dal governo britannico per l’entrata in vigore delle nuove norme, infine, sarà interessante a questo punto valutare gli effetti della mossa contro le multinazionali americane sulla nuova amicizia “particolare” USA-UK dichiarata da Donald Trump nei confronti di Boris Johnson dopo la Brexit.